Cosa odono i miei occhi!

Chi pensa che in Italia non ci sia la cultura della cultura, ha il quoziente intellettivo di un tombino. Ma purtroppo, per quanto scemo possa essere il tombino, ha ragione. Quest’oggi commenterò lo spot di cui sopra. Il video pubblicizza il libro di un grandissimo scrittore: Alfonso Luigi Marra, ma che tutti gli amici chiamano Alfonso Luigi Maria Antonio Gianni Alberto Maria (bis) Marra. Probabilmente trattasi di pseudonimo coniato per attirare la curiosità e le attenzioni di potenziali suicidi che preferisco iniziare col suicidio delle cellule neurali. A giudicare dalla sua foto sulla copertina di uno dei libri, si può notare la sua sfavillante bellezza, enfatizzata dalla capigliatura da manichino di boutique anni ’60 e dalle tonnellate di cipria impastate sul suo volto ammiccante. Probabilmente trattasi di una scelta d’immagine atta ad attirare le perversioni e gli sguardi degli amanti delle punizioni corporali.

Carcarlo Pravettoni. Un altro che in fatto di nomi non aveva nulla da invidiare.

Passiamo alla prima sfida accettata dal regista dello spot: pubblicizzare 2 libri nello stesso spot. Il che non è poco. Immaginate di sponsorizzare un vocabolario e un ricettario di Suor Germana. Cosa ne verrebbe fuori? Qualcosa del tipo: “L’arte gastronomica come mezzo per superare le barriere culturali imposte dalle troppe parole e dagli accoppiamenti sbagliati di spezie”. In effetti, a pensarci bene, non è che i risultati siano molto diversi…

La location. La rèclame è ambientata in una banca. Che è il tipico posto in cui si intrecciano amori, si imbottisce il proprio patrimonio culturale, e soprattutto si svuotano le proprie tasche. Che Alfonso Giulio Ernesto Carlo Bum Bum Marra ci stia consigliando di leggere i suoi libri mentre facciamo la fila in banca?

La Banca costruita intorno a qualcuno, il quale però è rimasto fuori.

La colonna sonora. Quanti amori sbocceranno tra le note di questo fantastico pezzo, a metà tra Profondo Rosso e un brano tratto dal “Fantasma dell’opera”? L’autore di questo pezzo probabilmente intendeva suscitare interesse, ma a me fa venire l’angoscia. Dopo averlo ascoltato per la terza volta sono stato in preda di un attacco di panico. Ma poi l’ho rivisto altre 16 volte. E visto che ho ancora tempo, quasi quasi lo riguardo.

Il labirinto femminile. Sarò il tipo che eccede nel banalizzare tutto quel che vede, ma non vedo il motivo di scrivere qualcosa su un fantomatico labirinto femminile. Non conosco uomo che entrato in una femmina non ne sia mai uscito. Insomma, deve essere davvero facile venire fuori (senza doppio senso alcuno). Ad ogni modo, se mai la femmina dovesse diventare così complicata da percorrere, di sicuro metteranno in commercio le relative mappe per il TomTom.

Sfido chiunque a guardarlo senza avere un orgasmo. Multiplo. Multiplo di due.

Il maniaco sessuale. Avete presenti gli esibizionisti che girano nei parchi con l’impermeabile, nudi sotto, che si divertono a mostrare il gingillo a giovani anziane e che nonostante tutto non prendono l’influenza? Ecco, qua ce n’è un caso particolare. Questo è vestito fuori, vestito dentro, vestito in viso e vestito pure in testa. Quindi in un raptus erotico, visto che per spogliarsi impiegherebbe 2 mesi, decide di spogliare una Ruby in una posa plastica da foto segnaletica. Cosa ci faccia uno vestito da pirla in una banca sarà oggetto di una delle prossime puntate di Voyager.

Il maniaco sessuale con una maschera da stitico.

Ruby. Ragazza diventata famosa per la sua dialettica, per la sua cultura, per la sua spiccata intelligenza, ma soprattutto per le sue pose plastiche, sfoggia la sua destrezza recitativa con un timbro di voce che sembra quello del “Tim, informazione gratuita, il numero da lei selezionato…”. Toccante il momento in cui il maniaco di cui sopra, con un rapido gesto simile a quello con cui si sparecchiano le tavole senza far cadere quel che c’è sotto, la denuda. In quel frangente il suo viso si impregna di panico, di quel tipo di panico che assale quando ci si accorge di non aver obliterato il biglietto del tram. Ah, e cosa dire della sua gestualità? Si muove con la naturalezza di un’hostess che mostra dove sono le uscite di sicurezza.

Il testo. “Capro espiatorio”, “regime”, “società”, “disoccupazione”, “etichettatura”…Sembra un gioco di società in cui si estraggono delle parole a casaccio e vince a chi riesce a metterle in una frase di senso compiuto. Ma poi giochi il jolly che aggiunge la parola “signoraggio” e quello per fortuna ti salva. E riesci a capire che il filo conduttore è proprio il signoraggio! Il signoraggio primario e secondario, per esser precisi. Perchè il signoraggio terziario in genere lo vendono negli stock house, mentre il signoraggio super sayan di quarto livello è impegnato a combattere su pianeti remoti. E chissà che questo libro non ci spieghi come si sono estinti i cracchiosauri o che cosa sono in realtà i cerchi nel grano, i quadrati nel frumento e le stelline nel granturco.

Beh, c’è da dire che Martufello a questo punto dovrà sbrigarsi a scrivere un libro. La concorrenza è già spietata.

Il compare di compare Zappittu.

Una risposta a Cosa odono i miei occhi!

  1. Danila scrive:

    Bentornato ,Tanio..più dissacrante che mai!!!

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