Chi mi conosce sa che ho il vizio di mettermi le dita nel naso per poi pulirmi sui vestiti di chi mi sta vicino (sia che se ne accorga, sia che faccia finta di non accorgersene). E sa pure che alimento una certa intolleranza alla demenza televisiva, eccezion fatta per i Teletubbies. Lo spot della Wind di quest’anno (che potete vedere sopra) sembra proprio un tentativo disperato di farmi vomitare o di farmi spegnere il televisore o di fare entrambe le cose contemporaneamente.
Premesso che sono un utente Wind (e il mio numero di telefono, se volete, è 329 – 確かにそれを書) e che sono stato un grandissimo estimatore del trio in questione, non riesco veramente a capacitarmi del perchè stiano facendo di tutto per farmi cambiare operatore e per pentirmi dei miei precedenti gusti in fatto di comicità.
Lo spot sembra scritto da un bambino delle scuole elementari. Ma non un bambino prodigio, direi proprio il bambino scemo seduto all’ultima fila, che si diverte a disegnare degli enormi peni sul banco. La storia manca di spessore e di consistenza e sembra non avere nessun filo logico tra l’inizio e la fine. La struttura narrativa si limita ad essere un impasto grumoso di gag disarticolate che lasciano l’amaro in bocca e il telecomando in mano. Il tutto ruota all’interno di una lavanderia all’interno della quale una donna cerca di ritirare suo marito dopo il lavaggio. Uno dei due commessi, probabilmente per qualche scherzo del destino, si ritrova ad appoggiarsi con tutta la mano ad un portatile, SENZA SAPERE CHE QUEL PORTATILE GESTISCE TUTTA LA PARTE MECCANICA DELLA LAVANDERIA. Ovviamente ci sta un pò di dramma personale in quell’errore di cui, molto probabilmente, non riuscirà più a farsene una ragione, ma dove sta la morale? Dove sta il sentimento? Dove stanno le ragazze in topless?
Certo, chi è armato di buonsenso aspetterà di vedere tutto lo spot prima di dare un giudizio definitivo, con la vana speranza che questo possa migliorare negli ultimi millisecondi, ma posso senza dubbio dire a costoro che possono evitare di aspettare la fine e godersi allegramente un altro spot. Ovviamente il discorso è diverso se il tipo armato di buonsenso è il bambino scemo di cui sopra.
Evitiamo di ricercare dei richiami o dei riferimenti al pittoresco rapporto lavanderia-telefono, perchè è sicuramente tempo sprecato. Ancora tempo sprecato, per la precisione.
Per quanto riguarda la regia, ottima la prova d’autore del regista che ricrea fedelmente i movimenti di un malato di Parkinson. La pellicola è caratterizzata da stacchi della lunghezza massima di un nanosecondo accompagnati da movimenti rapidi e repentini della telecamera che dovrebbero suggerire un’idea di dinamicità ma che suscitano dinamiche reazioni epilettiche.
Gli attori si prestano, almeno quello, con una certa allegria a questa ridicola farsa. Purtroppo questa sintonia non si traduce in una recitazione fluente e sentita. Giacomo, ad esempio, stenta ad immedesimarsi nel ruolo del capo da ritirare. E’ come se quella parte gli fosse scomoda, non riesce a far suo il personaggio. Aldo invece non è capace di trovare la comica serietà e la malinconia del commesso maldestro. Per tutto lo spot non fa che annaspare alla ricerca della poesia e dell’interiorità dei suoi movimenti. L’unico spezzone in cui mostra sentimento e passione è quando pronuncia la bellissima frase: “AAAAAAHHHH!” dopo aver infilato il piede nel pittoresco ingranaggio che fa muovere tutto. Ottimo, come sempre, Giovanni, che spero con tutto il cuore di vedere in qualche spot di più elevata caratura, tipo lo spot di una BMW o di qualche compagnia petrolifera.
Nel complesso, nonostante le migliaia di cose negative, vale comunque la pena di vedere lo spot per godere della pavimentazione della lavanderia. Veramente di alto livello.
Giudizio finale: 2/5

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